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The defenders: la persecuzione degli ambientalisti nell’Afghanistan dei Talebani

L’8 ottobre del 2021 l’ambientalista Tamana Dawi, una delle co-fondatrici del Dawi Educational Center a Kabul, ex direttrice delle aree protette nel Ministero dell’Agricoltura, dell’Irrigazione e dell’Allevamento dell’Afghanistan, affida alle pagine del Washington Post le sue parole.

È passato oltre un mese da quando mia madre ed io siamo state private del nostro diritto al lavoro, e ciò per il solo motivo che siamo donne.

La incontriamo a Kabul meno di un mese dopo. Tamana Dawi è una delle pochissime attiviste ambientali ad aver scelto di restare in un Paese diventato pericolosissimo per chiunque lotti in difesa dei diritti umani e dell’ambiente, nonostante sia tra le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

La madre, che ha una laurea magistrale in letteratura Pashto, ha lavorato come insegnante delle scuole superiori per oltre due decenni. Anche lei ha una laurea magistrale in studi sulla Terra e ha lavorato come direttrice nel Ministero dell’Agricoltura, dell’Irrigazione e dell’Allevamento dell’Afghanistan fino a quando i talebani hanno preso il controllo di Kabul il 15 agosto.

ph: Ugo Lucio Borga

Mentre i talebani si avvicinavano, la maggior parte dei loro ex colleghi e amici ha tentato di raggiungere l’aeroporto di Kabul per fuggire dal Paese.

Loro sono rimaste nella loro casa a Kabul. Hanno pensato – racconta – che i talebani non avrebbero potuto far tornare indietro le lancette dell’orologio a un periodo in cui le donne e le ragazze afghane non avevano diritti sociali, politici ed economici. Il fatto che i talebani non stessero uccidendo brutalmente gli ex avversari di spicco che catturavano a Kabul, come avevano fatto durante la loro presa del potere nel 1996, le dava speranza che il gruppo avesse imparato dai propri errori passati.

Il 4 settembre ha ricevuto un messaggio dai suoi colleghi, che le dicevano di tornare a lavorare. In precedenza, era solita andare in ufficio con un veicolo governativo, ma le è stato detto che doveva raggiungere l’ufficio da sola. Così ha fatto. Puntuale, alle 8 in punto la mattina successiva.

La repressione delle donne

Sono rimasta sconvolta quando i nuovi guardiani talebani mi hanno fermata all’ingresso del Ministero e mi hanno ordinato di tornare a casa.

Le hanno risposto che “le donne devono rimanere a casa fino a quando il loro destino non sarà deciso dall’Emirato Islamico”. Ha imparato a non discutere mai con i miliziani talebani, perché ci sono conseguenze molto gravi. Così, è tornata indietro, anche se con il cuore molto pesante, “come se avessi appena seppellito una persona cara”.

Non ho scelto il mio genere, ma ho scelto un profondo amore per il mio paese e un impegno profondo nel servire il mio popolo. Credo fermamente che il mio genere non sia né superiore né inferiore rispetto a quello di qualsiasi altro essere umano, indipendentemente da come si identifichi.

Per quasi un anno, era solita recarsi al Ministero ogni mattina, sei giorni alla settimana. Ora, quei due miliziani non le permettevano nemmeno di varcare il cancello.

Mi chiedo quanto tempo passerà prima di vedere cartelli che vietano a tutte le donne l’accesso agli edifici pubblici.

ph: Ugo Lucio Borga

Gli attivisti climatici in Afghanistan

Da quando i talebani hanno preso il potere, almeno otto attivisti della società civile e difensori dei diritti umani sono stati assassinati, molti altri sono stati costretti a nascondersi o a fuggire dal paese. In Afghanistan come in tutto il mondo, la difesa dell’ambiente coincide con la difesa dei diritti umani.

Quando incontriamo l’ambientalista Tamana Dawi nella sua casa di Kabul, nel novembre del 2022, tutti i programmi di conservazione e protezione ambientale sono stati chiusi o fermati.

Come ci viene spiegato da un attivista che vuole restare anonimo, la persecuzione degli environmental defenders in Afghanistan risiede nella convinzione, dei talebani, che le questioni attinenti all’ambiente e al cambiamento climatico siano di esclusiva competenza divina, e che qualsiasi intromissione degli esseri umani in questo ambito rappresenti un oltraggio a Dio.

ph: Ugo Lucio Borga

Un reportage di Six Degrees